850 ANNI FA IL MARTIRIO DI SAN THOMAS BECKET. Nella Cattedrale di Monreale la più antica icona del Vescovo inglese
“Accetto la morte per il nome di Gesù e per la Chiesa”. Così rispose l’arcivescovo Thomas Becket ai sicari del re venuti ad ucciderlo. 850 anni fa, il 29 dicembre 1170, quattro cavalieri della corte del re Enrico II d’Inghilterra, assassinavano nella Cattedrale di Canterbury l’arcivescovo Thomas Becket. Il motivo dell’uccisione fu il forte contrasto del Vescovo di Canterbury col Re Plantageneto, che intendeva limitare la libertà e l’indipendenza della Chiesa Cattolica in Inghilterra, attraverso le Costituzioni di Claredon.
Thomas, che prima di essere arcivescovo era stato Cancelliere della Corona ed uomo fidato di Enrico II, si oppose alla firma delle Costituzioni. Rifiutò con decisione quella imposizione reale: “Nel nome di Dio onnipotente, non porrò il mio sigillo”. Così l’amico di un tempo diventò, agli occhi del re, un acerrimo nemico, e per questo nel 1164 l’arcivescovo e i suoi familiari furono costretti all’esilio.
Thomas Becket si rifugiò prima presso un monastero cistercense, poi in Francia, dove si trovava anche il Papa Alessandro III. Da lì l’arcivescovo scrisse una lettera alla regina Margherita di Navarra, per ringraziarla dell’affettuosa accoglienza riservata in Sicilia ai suoi parenti e amici, costretti a lasciare il Regno d’Inghilterra. Nella lettera il vescovo di Canterbury lodò le nobili origini di Margherita e affermò che la stimava, pur non conoscendola personalmente, perché ne aveva sentito esaltare le molte e grandi virtù.
Ritornato in Inghilterra nel luglio 1170, dopo una riconciliazione con il re, i soldati di Enrico II lo ucciderò il 29 dicembre mentre celebrava; la sua tomba nella cattedrale di Canterbury divenne subito meta di pellegrinaggi. Dopo meno di tre anni dalla sua morte, il 21 febbraio 1173, Papa Alessandro III sancì il martirio di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, elevandolo all’onore degli altari.
Il suo culto si diffuse rapidamente, grazie ai normanni e ai benedettini, e la traccia più antica è proprio nella Cattedrale di Monreale, che custodisce la più antica immagine del santo vescovo e martire inglese. A san Thomas Becket di Canterbury, o S[an]C[tu]S THOMAS CANTU[a]R[iensis], così come leggiamo nel mosaico che lo raffigura per intero con gli abiti liturgici di colore verde e il pallio, venne riservato un posto d’onore, essendo nel primo registro basso dell’abside principale. Secondo l’abate Gravina, egli rappresenta lì la “libertà della Chiesa”. Eppure, non possiamo non considerare le ragioni politiche di questa scelta operata dai normanni, che sembra rimediare all’atroce delitto. Guglielmo II, infatti, sposerà nel 1177 Giovanna d’Inghilterra, figlia di Enrico II Plantageneto, ristabilendo così i rapporti con il papato.
A questa ragione se ne aggiunge un’altra, legata alla regina Margherita di Navarra, madre di Guglielmo II. Infatti, dopo la canonizzazione di Thomas Becket, Reginald Fitz Jocelyn, vescovo di Bath, donò a Margherita di Navarra un ciondolo d’oro sbalzato e inciso, contenente reliquie del sangue e delle vesti di Becket, sul quale era raffigurata la stessa regina nell’atto di ricevere la benedizione del santo martire (oggi custodito al Metropolitan Museum di New York insieme all’urna reliquiaria).
Il culto al vescovo di Canterbury è attestato nella cappella della Trinità della Cattedrale di Canterbury da un pavimento a mosaico, che porta l’impronta inconfondibile degli artigiani palermitani, nel luogo che dal 1220 al 1538 ospitò il reliquiario del santo vescovo. Inoltre, vi è una traccia nel preziosissimo Evangeliario donato dal re Guglielmo II ad Alfano, Vescovo di Capua, nella cui coperta d’oro figura anche il santo vescovo inglese e sant’Agata, e che attesta ulteriormente il legame con i normanni.
L’icona di Monreale, oltre a rappresentare in ordine cronologico l’ultima figura del santorale della Cattedrale, essendo la canonizzazione di Thomas Becket coeva alla costruzione della Basilica di Guglielmo II, divenne anche il prototipo di altre raffigurazioni del santo vescovo martire. Ciò è chiaramente evidente nelle miniature, negli affreschi e nelle pitture medievali, che lo rappresentano sempre con la barba corta e la chierica.Il 29 dicembre a Monreale ci è caro anche per un’altra ragione. Nella Cappella di San Castrense all’interno della Cattedrale normanna l’arcivescovo Ludovico II De Torres istituì una terza festa per celebrare il santo patrono di Monreale e dell’arcidiocesi. Infatti, nel 1595 fu completata la cappella e dotata di indulgenze e privilegi pontifici, benefici per i cappellani, suppellettili sacre e libri preziosissimi, e il 29 dicembre 1596 vi furono trasferite le reliquie del Santo Vescovo Castrense, dall’altare maggiore del Duomo al di sotto dell’altare della nuova cappella. A perpetuo ricordo di quella traslazione, in quel giorno l’arcivescovo istituì oltre alle feste dell’11 febbraio e della terza domenica di maggio, una terza festa per il Santo Patrono.
Con tutta la Chiesa universale vogliamo oggi ricordare il vescovo martire san Thomas Becket, onorando il suo martirio per Cristo e per la Chiesa, non lasciandolo sbiadire dalle pagine della memoria ecclesiale e personale, perché come testimone della fede ci sia modello nella difesa dell’autonomia e indipendenza della Chiesa da ogni forma di ingerenza sociale e politica, per annunciare liberamente il Vangelo di salvezza.









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