Due icone di Sant'Agata nei mosaici di Monreale
La vergine e martire siciliana, patrona di Catania, compatrona di Palermo, tra le Sante più amate della Sicilia, apre la teoria di santi del primo registro in basso, che viene chiuso da un’altra donna: Santa Maria Maddalena. Le ragioni di questa collocazione, così significativa rispetto alla disposizione del ricco santorale che avvolge l’intera basilica monrealese, può avere varie spiegazioni.
Eppure a Monreale ritroviamo due sante con l’iscrizione “Sancta Agatha”. La seconda è un po’ più nascosta al visitatore, perché si trova nel transetto settentrionale, nel primo registro in alto, in corrispondenza dell’arco dove campeggia il martirio di San Paolo, che immette nell’abside dell’apostolo delle Genti. Alzando lo sguardo in alto, sopra le canne dell’organo monumentale, la parete del grande arco presenta sei figure femminili, tre per lato. La prima in alto a sinistra riporta stranamente la didascalia “Sancta Agatha”. Questa ripetizione è il frutto di una vera e propria sostituzione, avvenuta durante i restauri del 1818-1821. Infatti, l’incendio dell’11 novembre 1811 distrusse interamente i mosaici a più stretto contatto con i tetti che bruciarono, e tra questi anche l’immagine della vergine Santa Restituta. Come è possibile risalire all’identità vera dell’icona che oggi appare sotto le mentite spoglie di Sant’Agata?
Il card. Ludovico II De Torres ce ne dà notizia nella “Descrizione del Real Tempio e Monasterio di Santa Maria Nuova di Morreale” che pubblicò a Roma nel 1588 sotto lo pseudonimo del segretario, Gio. Luigi Lello. L’opera venne compilata durante il periodo in cui il futuro cardinale e arcivescovo di Monreale era vicario generale dello zio Ludovico I. Si tratta di un’opera fondamentale per comprendere come appariva la Cattedrale nel XVI secolo e quali cambiamenti avvennero successivamente. Il libro venne poi inserito all’interno di un’altra opera, l’”Historia della Chiesa di Monreale”, stampata a Roma nel 1596. Un secolo dopo, nel 1702 l’opera verrà ampliata dall’abate Michele del Giudice e corredata di bellissime Tavole calcografiche che rappresentano quanto contenuto nel libro, ed in modo particolare i mosaici della Cattedrale.
Attraverso queste fonti è possibile risalire alla rappresentazione dei mosaici e alla loro precisa collocazione, e quindi alla presenza di Santa Restituta. Non sappiamo esattamente se si tratti della Santa di Napoli o di Sora, sebbene la presenza della reliquia del braccio della vergine originaria di Sora nell’Abbazia di San Martino delle Scale, nel territorio monrealese, faccia propendere per quest’ultima.
don Giuseppe Ruggirello

